Tempo sotto Tensione: TUT (Timer Under Tension)

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Il Time Under Tension (TUT) o Total Time Under Tension (TTUT), tradotto in italiano come Tempo sotto tensione o Tempo sotto tensione totale, indica, all’interno delle disclipline che prevedono l‘esercizio coi pesi, come body building, fitness, weightlifting o powerlifting, il tempo sotto tensione a cui è sottoposto il muscolo in attività durante la durata della serie. In altre parole rappresenta il tempo di attività del muscolo e di durata dello sforzo dall’inizio alla fine durante una serie intervallata prevista in un programma di allenamento coi pesi.

Questo parametro serve a comprendere, tra i vari fattori, i principali substrati utilizzati durante lo sforzo, la risposta ormonale, i tempi di recupero tra le serie, e gli adattamenti fisiologici del muscolo scheletrico che produce uno specifico stimolo di allenamento. In tempi recenti, tale metodo di misurazione, introdotto negli anni novanta dal celebre allenatore Charles Poliquin, è stato riconosciuto e applicato anche all’interno del mondo scientifico.

Fondamenti del Time Under Tension

Molti esperti sostengono che per fare in modo che si verifichi un adattamento e una supercompensazione a livello muscolare deve essere esercitato uno sforzo con sovraccarichi maggiore di quello che si esegue abitualmente. In un programma che prevede un costante sovraccarico, i sistemi fisiologici continuano ad adattarsi allo stress imposto dell’esercizio. Anche per questo motivo si ritiene che gli atleti esperti abbiano la necessità di allenarsi ad intensità maggiori (80% 1RM) rispetto ai neofiti (60% 1RM).

Ciò significa che deve essere provocata una certa quantità di stress in modo che il sistema fisiologico si adatti per migliorare. Ad ogni modo, secondo teorie più elaborate, effettuare solo incrementi del carico può essere limitativo, poiché non è solo questo a dover essere manipolato, ma anche il Time Under Tension e la relativa velocità delle fasi del movimento. In questi termini, alcuni cicli potrebbero prevedere un programma ad intensità e carico inferiore ma con un maggiore tempo sotto tensione per portare nuovi adattamenti, ed ulteriori sviluppi di forza e ipertrofia, pur non applicando necessariamente e completamente il concetto di un cronico e progressivo incremento dei carichi.

Range di ripetizioni

Nelle attività fisiche con i pesi (Resistance training), esistono degli standard comuni che riconoscono nel numero di ripetizioni eseguito durante le serie un obiettivo specifico:

tra 1 e 8 ripetizioni massime (80-100% 1-RM) si stimola un maggiore sviluppo della forza massimale;
tra le 8 e le 15 ripetizioni massime (65-80% 1-RM) si stimola principalmente lo sviluppo dell’ipertrofia muscolare;
più di 15 ripetizioni (<65% 1-RM) migliorano essenzialmente le capacità di resistenza muscolare;
Tuttavia il numero di ripetizioni non è l’unico aspetto da considerare per ottenere un certo tipo di stimolo muscolare, ma si presenta solo come uno dei diversi parametri di riferimento per sviluppare il miglioramento di particolari capacità. Gli specifici range di ripetizioni menzionati precedentemente sono spesso utilizzati per dare un riferimento sul tipo di sovraccarico indicativamente più adatto ad un certo tipo di stimolo, come più comunemente avviene per lo sviluppo della forza, dell’ipertrofia muscolare o dell’endurance muscolare.

Tale metodica però si rivela incompleta per tentare di ottenere determinati risultati. È necessario tener conto non solo del range di ripetizioni, ma dare importanza anche al tempo di esecuzione del movimento durante una serie, un concetto riconosciuto come tempo sotto tensione del muscolo scheletrico in attività, più comunemente noto comeTime Under Tension o TUT. Il TUT è il tempo totale in cui il muscolo viene posto sotto stress (tensione) durante qualsiasi movimento, ed implica il principio fisiologico secondo cui i muscoli devono essere tenuti sotto tensione per un certo periodo di tempo per stimolare, ad esempio, guadagni di forza e ipertrofia.

Quindi seguire il solo range di ripetizioni relative, come ad esempio quelle adatte per l’ipertrofia, non dice effettivamente abbastanza sul tipo di stimolo che si sta ricercando. Ciò avviene perché questo stimolo non è dipendente solo dal range di ripetizioni e dall’intensità, ma anche dal tempo di attività, un dato che, assieme all’intensità relativa (% 1RM), lascia intendere il sistema energetico prevalente ed i relativi substrati impiegati. Infatti un definito numero di ripetizioni massima o RM (ad esempio 10), può essere portato a termine entro 15 secondi (il tempo di azione del sistema anaerobico alattacido e dei fosfageni) per stimolare lo sviluppo principale della forza, in 30 secondi (il tempo di azione del sistema anaerobico lattacido e del glicogeno) per sviluppare principalmente l’ipertrofia, o in 70 secondi (il tempo di azione del sistema lattacido ma in tempi molto più prolungati), per sviluppare l’ endurance o resistenza muscolare.

Ovviamente se questo numero di ripetizioni massime viene compiuto entro tempi molto brevi, sarà possibile utilizzare molto più carico, mentre con TUT molto lunghi, il carico dovrà subire un decremento a causa della lunga durata dello sforzo. Quindi, anche a parità di ripetizioni, si può indurre uno stimolo molto diverso in base a svariati fattori, come può essere l’intensità del carico o la rapidità del movimento. Questo va naturalmente ad incidere anche sul tipo di fibra reclutata, poiché l’esecuzione di una serie con TUT molto brevi (10-15 sec) ed un’intensità molto alta (85-90% 1RM) determinerà il reclutamento delle fibre IIb (bianche o rapide) con l’intervento sinergico delle fibre IIa e I, mentre intensità inferiori determinano un inferiore reclutamento delle fibre IIb.

Solitamente si indicano serie mediamente da 10 ripetizioni (10 RM) per stimolare l’ipertrofia, ed uno dei motivi può essere spiegato dal fatto che questo range di ripetizioni è sufficientemente basso per permettere ai muscoli di sollevare carichi adeguatamente pesanti, e un numero sufficiente di ripetizioni per permettere al muscolo di sopportare un TUT abbastanza lungo con carichi pesanti. Ma ancora bisogna tenere conto che se queste 10 ripetizioni vengono completate in TUT molto brevi, come possono essere 20 secondi, non si crea una grande tensione muscolare ed un ottimale innesco di tutti quei processi fisiologici ed endocrini tipici del sistema lattacido. Infatti la produzione di somatotropina (GH) è proporzionale alla produzione di acido lattico, che è a sua volta proporzionale al TUT e al numero di ripetizioni. Si crede che il principale fattore che influenza la secrezione di GH sia l’accumulo di ioni idrogeno (H+) indotti dall’acidosi del lattato, la quale elevazione è appunto caratteristica del metabolismo anaerobico glicolitico o lattacido.

Per massimizzare la produzione di GH mediante questi meccanismi, può essere indicato tenere sotto controllo il TUT assieme agli altri parametri, come numero di serie, intensità, e tempi di recupero. Anche se la produzione di testosterone può essere più connessa con l’esercizio a maggiori intensità (così come era stato visto per il GH, anche questo ormone anabolico può essere influenzato dal TUT e da maggior ripetizioni. Anche se la riposta ormonale indotta dall’esercizio coi pesi recentemente è stata discussa come fattore legato all’aumento dell’ipertrofia muscolare, poiché sembra non ci siano connessioni evidenti. Il range di ripetizioni relative ad un determinato stimolo, sono state sviluppate perché in linea teorica dovrebbero corrispondere ad un determinato tempo sotto tensione. Ma come si può ben capire, un numero di ripetizioni può essere compiuto in tempi molto diversi, inducendo stimoli completamente diversi sul muscolo scheletrico.

Velocità di movimento: metodi Ian King e Charles Poliquin

La velocità di movimento (speed of movement o speed of contraction) è un fattore che, assieme al range di ripetizioni, determina il Time Under Tension. La velocità del movimento determina un certo numero di fattori, inclusa la quantità di tensione sviluppata, l’impiego di energia meccanica, e il carico. In altri termini, più lento è il movimento, minore è il carico, ma maggiore è il lavoro muscolare (ipertrofia). Al contrario, più rapido è il movimento, maggiore è il potenziale di carico, ma il carico muscolare si riduce (relativamente) e l’energia meccanica viene aumentata (forza massimale). Se si vuole massimizzare il carico sollevato, si utilizza l’energia meccanica a proprio vantaggio. Se si intende invece aumentare il lavoro muscolare, si riduce l’energia meccanica mediante tecniche come il rallentamento della velocità di movimento.

Il tempo, la velocità, e le ripetizioni, possono essere manipolate a seconda degli obiettivi dell’allenamento. Può essere indicato cambiare il TUT circa ogni 3-4 settimane. Secondo King e Poliquin, cioè i professionisti che introdussero il concetto di Speed of movement, i muscoli guadagnano forza più rapidamente se si allenano a velocità variabili, piuttosto che mantenere nel tempo la stessa velocità di esecuzione. Anche se alcune ricerche hanno constatato che movimenti veloci portino a maggiori guadagni di ipertrofia e forza rispetto ai movimenti lenti, ulteriori evidenze scientifiche riconoscono l’efficacia della variabilità dello stimolo di allenamento, alternando fasi di alta intensità ad altre di bassa intensità (con una conseguente variazione del TUT), per ottimizzare le prestazioni.

Altre ricerche attribuiscono al carico e alla velocità di contrazione delle ripetizioni (determinanti il TUT) un diverso stimolo neuromuscolare, promuovendone il calcolo per definirne il volume di lavoro in un programma di allenamento. Gentil et al. (2006), analizzando l’impatto di diversi metodi di allenamento di resistenza sul TUT e sulla produzione di acido lattico, riconoscono che eseguire 5 secondi di contrazione isometrica in estensione (la 2ª cifra della formula di Ian King), sia particolarmente efficace nel promuovere guadagni di forza e ipertrofia. Il TUT dovrebbe essere variato come qualsiasi altro parametro di allenamento per costringere il corpo a reagire ad un nuovo stimolo. Una regola generale è che tempi più rapidi e movimenti esplosivi vengono di solito utilizzati per allenamenti per la forza e potenza (sistema alattacido), mentre tempi più lenti e movimenti controllati vengono utilizzati per l’ipertrofia (sistema lattacido).

TUT e sistemi energetici

Naturalmente l’organismo deve fare affidamento su dei meccanismi metabolici incaricati di produrre energia meccanica, e consentire quindi di eseguire l’esercizio. Il tipo di stimolo, che dipende dal rapporto tra il range di ripetizioni, la velocità di movimento, l’intensità, e il TUT totale, a livello intrinseco è in realtà dato diversi meccanismi fisiologici come l’attivazione di diversi sistemi energetici. L’intervento prevalente dei diversi sistemi energetici viene condizionato, tra i principali vari fattori, dal rapporto tra TUT e intensità dello sforzo, e quindi dal carico.

La durata e l’intensità dell’esercizio determinano quale combustibile viene maggiormente utilizzato e quante e quali unità motorie vengono reclutate per completare il movimento. Esistono tre principali sistemi energetici che provvedono a fornire energia:

  • il sistema anaerobico alattacido (o dei fosfageni), fornisce energia tramite l’impiego dei fosfati muscolari quali ATP e creatinfosfato (CP) per attività molto intense (intensità 80/85-100% 1RM) della durata (TUT) da 1 a 10-15 secondi;
  • il sistema anaerobico lattacido (o anaerobico glicolitico), provvede a fornire energia principalmente mediante l’impiego di glicogeno muscolare, per attività mediamente intense (65-80% 1RM) della durata (TUT) di 20-60 secondi;
  • il sistema anaerobico lattacido assieme al sistema aerobico (o ossidativo), producono energia con l’impiego principale di glicogeno muscolare con un leggero impiego lipidico, per attività poco intense (50-65% 1RM) della durata (TUT) tra 1 e 3-5 minuti;
  • il sistema aerobico copre un ruolo prevalente sfruttando glucidi e lipidi a partire da sforzi minimamente intensi (<30-50% 1 RM) e/o della durata (TUT) di circa 3-5 minuti in poi;

Anche l’intensità dell’esercizio determinerà l’attivazione di uno specifico sistema energetico, e può essere valutata in termini di numero totale di unità motorie reclutate, e di numero totale di ripetizioni a cedimento entro una precisa tempistica. I sistemi energetici possono servire a comprendere anche come la loro attivazione influisca sulla produzione ormonale. L’acido lattico è un sottoprodotto della glicolisi (sistema anaerobico lattacido).

Studi hanno dimostrato che vi è un aumento della produzione dell’ormone della crescita (GH) con un numero maggiore di ripetizioni (10-12) e di serie, e tempi di recupero brevi. Ciò è principalmente legato ai crescenti livelli di lattato associati a questo tipo di allenamento. Per attivare il sistema anaerobico lattacido glicolitico, è necessario esercitare uno sforzo per una certa quantità di tempo e con una specifica intensità. Mentre sforzi brevi e molto intensi (sistema anaerobico alattacido) sono più correlati con una maggiore produzione di testosterone (T).

  • 0-15 secondi: allenamento di potenza e forza massimale, e blanda ipertrofia (sistema anaerobico alattacido);
  • 15-30 secondi: allenamento per ipertrofia e blanda forza massimale (sistema anaerobico lattacido);
  • 30-60 secondi: allenamento per ipertrofia e forza resistente (sistema anaerobico lattacido);
  • >60 secondi: allenamento per la forza resistente e durata, e blanda ipertrofia (sistema anaerobico lattacido/aerobico);

Si è venuta a creare una certa confusione circa il TUT, in quanto alcuni hanno dedotto che per massimizzare la crescita muscolare, il TUT di ogni serie dovrebbe durare per forza per lunghi periodi, come tra i 40 e i 70 secondi, e muoversi quindi all’interno dei tempi di attivazione e prevalenza del sistema anaerobico lattacido.

Ciò nonostante, si nota che alcune tipologie di atleti dalle masse muscolari più sviluppate al mondo, cioè i powerlifter olimpici, si allenano con basse ripetizioni e TUT molto bassi, che potrebbero aggirarsi attorno ai 10-12 secondi. Questi metodi di allenamento sono tipicamente anaerobico alattacidi, e non prevedono affatto TUT lunghi. Ancora si conclude che sia utile e necessario ciclizzare il TUT, in modo da utilizzare diversi substrati e imporre un’attivazione prevalente di diversi sistemi energetici per poter migliorare le prestazioni muscolari, in particolar modo l’ipertrofia.

TUT e fibre muscolari

Per provocare degli adattamenti fisiologici con l’allenamento coi pesi, è necessaria una quantità sufficiente di tensione muscolare. Questo tipo di esercizio consiste anche nell’allenare il sistema nervoso a reclutare le unità motorie. Un’unità motoria comprende un neurone motorio con tutte le fibre muscolari che innerva. Le unità motore sono per la maggior parte reclutate in ordine di dimensioni crescenti, poiché la dimensione (diametro) del gruppo di unità motorie è direttamente correlato alla sua capacità di produrre forza.

Una leggera richiesta di forza verso il muscolo porrà l’accento sull’attivazione delle fibre di tipo 1 a contrazione lenta. Come la forza richiesta ai muscoli aumenta, le fibre intermedie di tipo IIa sono attivate con l’aiuto delle fibre di tipo I. Con richieste di forza muscolare più impegnative, intervengono le più potenti (e più grandi) fibre di tipo IIb, col supporto delle fibre di tipo I e di tipo IIa.

Ci sono 2 categorie principali di fibre muscolari: di tipo I e tipo II:

  • le fibre di tipo I sono indicate come fibre a contrazione lenta o rosse. Queste fibre si contraggono lentamente e si affaticano più difficilmente. Queste sono le fibre utilizzate principalmente durante il sollevamento di carichi leggeri e sforzi prolungati;
  • le fibre di tipo II sono indicate come a contrazione rapida o bianche. Queste su contraggono molto rapidamente ma si affaticano anche molto rapidamente, e sono impiegate per sforzi rapidi, brevi, e ad intensità maggiori;

Le fibre a contrazione rapida possono essere suddivise nei tipi IIa e IIb:

  • le fibre di tipo IIa si affaticano moderatamente e hanno proprietà ibride sia delle fibre di tipo I e che di quelle di tipo IIb;
  • le fibre di tipo IIb si affaticano facilmente e vengono reclutate per sforzi brevi e molto intensi, quali il sollevamento di pesi elevati, lo sprint o il salto;

Non a caso, i weight lifter (sollevamento pesi), e i power lifter (sollevamento di potenza), cioè atleti che eseguono la loro performance mediante il sistema alattacido, intensità più elevate (>90% 1RM), e TUT ridotti, mostrano una maggiore ipertrofia della fibra di tipo 2 (rapida), mentre i body builder (culturismo) sembrano mostrare un’ipertrofia sia nelle fibre di tipo 2, che di tipo 1, probabilmente anche per via dell’esecuzione ad intensità e TUT più ampi e variabili.

Le fibre di tipo IIb sono le più ipertrofizzabili, ma vengono adeguatamente stimolate con un carico minimo relativo al 85% di 1 RM (cioè 4-5 RM), un’intensità necessaria per reclutare un maggior numero di unità motorie, nonché sviluppare il guadagno della forza, e questo viene permesso da un tipo protocollo di allenamento con un tale numero di serie e ripetizioni. Ma a questo metodo è correlato con un TUT piuttosto breve, i quali tempi di attività sono propri del sistema anaerobico alattacido. La fibra di tipo 2b (fibra bianca), viene meno coinvolta ad intensità inferiori, ma questa intensità non porta ad un’ipertrofia significativa della fibra di tipo 1 (rossa).

Talvolta la letteratura scientifica risconosce che intensità di carico più elevate siano adatte e necessarie per gli atleti avanzati, e che tali intensità possano corrispondere al 85-90% di 1RM. Anche in questo caso ne può derivare che, per stimolare in maniera quasi selettiva i diversi tipi di fibre ed ulteriori guadagni di volume e forza, può essere suggeribile eseguire delle variazioni cicliche del TUT collegate alla diversa velocità di movimento, diverso range di ripetizioni, diverso carico, e diversa intensità relativa.

TUT e metodi di resistance training

Chiariti i parametri di allenamento quali il range di ripetizioni, il tempo sotto tensione, la velocità del movimento, i sistemi energetici, ed il conseguente diverso reclutamento di diverse fibre muscolari, è possibile dare risposta ad alcuni quesiti sulle impostazioni standardizzate dei comuni metodi di allenamento con i pesi, correlati con lo sviluppo di una particolare qualità muscolare. In linea generale esistono tre tipi di resistance training, e tutti prevedono TUT anche molto diversi tra loro in base alla modalità di esecuzione, al numero di ripetizioni, allo stimolo di adattamento, e all’intensità del carico utilizzato.

Allenamento per la forza massimale (alta intensità), si riferisce ad un allenamento dove viene ricercato prevalentemente lo sviluppo della forza e potenza, viene eseguito in generale con i bilancieri, e con movimenti rapidi ed esplosivi. Questo metodo di allenamento prevede carichi che partono dal 80-85% di 1RM fino al 100% di 1 RM, all’incirca da 1 a 6-7 ripetizioni massime. In generale il TUT previsto da questo tipo di stimolo, che sfrutta il meccanismo anaerobico alattacido, dura circa fino a 15 secondi. Sebbene sia indicato per migliorare le capacità di generare forza massimale, questo metodo, ad intensità submassimali, viene giudicato comunque molto efficace anche per produrre ipertrofia.
Allenamento per l’ipertrofia (media intensità), si riferisce ad un allenamento dove viene ricercato in prevalenza lo sviluppo del volume muscolare. Questo metodo prevede una maggiore variabilità, e può essere eseguito con bilancieri, manubri, macchinari e cavi, con movimenti rapidi ed esplosivi o lenti e controllati, diversi carichi di lavoro, diversi tempi di recupero, e TUT maggiormente ampi. I carichi tipici adottati in questo metodo di allenamento spaziano dal 65 al 80% di 1 RM circa, cioè circa dalle 6 alle 12-13 ripetizioni massime, e sono dipendenti dai tempi di recupero, dai gruppi muscolari allenati, dalla velocità del movimento e dal TUT. Il TUT previsto da questo tipo di stimolo, in cui interviene il meccanismo anaerobico lattacido, trova una durata più ampia che spazia tra i 20 e i 60 secondi.
Allenamento di endurance o di resistenza (bassa intensità), da non confondere con il vero e proprio allenamento aerobico di endurance durante il quale il sistema energetico prevalente è appunto quello aerobico, viene anch’esso rivolto ad un tipo di allenamento con sovraccarichi dove la principale finalità è quella di sviluppare la resistenza alla fatica, e dove la forza può essere mantenuta oltre un certo TUT, una qualità denominata anche come forza resistente. Anche questo metodo di allenamento prevede una grande variabilità di attrezzi e tipi di movimenti, ma si distingue per intensità pari al 60% di 1RM o inferiori, cioè da 20 o più ripetizioni massime (entro TUT definiti), pause molto brevi, e TUT molto lunghi. Il TUT previsto in questo tipo di stimolo, in cui il meccanismo prevalente rimane l’anaerobico lattacido, con un supporto più rilevante del sistema aerobico, ha una durata compresa a grandi linee tra i 50-60 secondi e i 3-5 minuti circa. Ricerche confermano che elevati TUT tipici di un allenamento di tale natura, promuovono comunque una certa ipertrofia delle miofibrille, e un aumento della densità mitocondriale.


L’applicazione del TUT

Il TUT può essere tenuto in considerazione nei casi in cui si ritenga importante il periodo di attività del muscolo, in modo da capire più precisamente quali siano i sistemi energetici in attività, gli obiettivi, ed i substrati specifici che vengono impiegati. È un sistema di misura che può determinare l’efficacia di una tecnica di allenamento o di un esercizio, solitamente nel promuovere la crescita muscolare.

Alcuni suggeriscono che, nel contesto dell’ipertrofia muscolare, il TUT debba essere prolungato il più possibile per esaltare i processi di catabolismo muscolare con conseguenti maggiori capacità di adattamento e crescita. Altri dati scientifici al contrario riconoscono che maggiore è l’intensità (la percentuale di una ripetizione massima, 1 RM), maggiore è la velocità di degradazione delle proteine ??muscolari. Secondo questo principio, il miglior numero di ripetizioni per ottenere ipertrofia sarebbe una ripetizione massimale (100% 1RM). Ma in questo caso il totale tempo sotto tensione per ogni serie sarebbe effettivamente troppo basso per poter portare ad una significativa supercompensazione. È stato suggerito che il miglior compromesso tra il tasso di degradazione delle proteine ??muscolari (riconoscibile nel suo massimo su 1RM) e il tempo sotto tensione (TUT) del muscolo in attività, viene riconosciuto a circa 10 ripetizioni per serie, durante il quale può verificarsi una maggiore quantità complessiva di micro-traumi, e quindi una maggiore crescita.

Ma anche questa volta si richiama l’attenzione sul fatto che 10 ripetizioni massime possono essere completate in tempi e con movimenti molto diversi, con carichi variabili, portando anche ad adattamenti diversi. Altri ricercatori trovano l’alta intensità, relativa al 80-95% di 1RM, come la più indicata per l’ipertrofia. In questo senso si può indicare che i risultati sull’ipertrofia non siano strettamente proporzionali ad una maggiore durata del TUT. Ma il TUT ha un rilevante impatto anche sul dispendio calorico e sul dimagrimento; è stato infatti recentemente dimostrato che, a parità di intensità di carico e ripetizioni, TUT più lunghi aumentano il dispendio energetico durante e dopo l’allenamento, incidendo quindi sul EPOC, cioè il dispendio energetico in eccesso post-allenamento.

Chiaramente il tutto deve essere interpretato, poiché, come ribadito, questa constatazione è basata su prestazioni che prevedono la stessa percentuale di carico (% 1RM) e lo stesso numero di ripetizioni, ma è stato anche dimostrato che l’EPOC viene influenzato notevolmente dall’intensità più che dal volume (quest’ultimo parametro includerebbe indirettamente anche il TUT), e maggiori intensità implicano di conseguenza TUT mediamente più brevi.

Anche se esistono diverse opinioni sul miglior rapporto tra TUT e range di ripetizioni per stimolare l’ipertrofia, sia ricerche scientifiche, che il parare dei famosi pionieri deltempo come King e Poliquin, suggeriscono invece di applicare il semplice principio della periodizzazione o ciclicità, e quindi di variare il TUT, l’intensità, e quindi il carico e il range di ripetizioni, nel corso dei cicli, senza necessariamente mantenerli inalterati o più elevati possibile nel tempo, per ottenere i maggiori incrementi della forza e dell’ipertrofia. Per poter impostare un programma di allenamento mirato allo sviluppo di una certa qualità muscolare, il TUT può essere introdotto a supporto degli altri parametri.

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